7) Hume. Lo scetticismo.
Di fronte alla questione se sia possibile uno scetticismo assoluto
la risposta di Hume  negativa. La mente umana  fatta in modo
tale che le sensazioni e l'abitudine avranno sempre il sopravvento
sul ragionamento.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, Libro primo, Parte quarta,
Sezione prima (pagine 260-261).

Qualcuno forse mi domander se sono veramente convinto di ci che
mi affatico tanto a dimostrare, se sono realmente uno di quegli
scettici che sostengono che tutto  incerto e che il nostro
giudizio non ha alcuna misura del vero e del falso in nessuna
cosa. Rispondo che la domanda  del tutto superflua, e che
nessuno, n io n altri,  stato mai sinceramente e costantemente
di quest'opinione. Per un'assoluta e irresistibile necessit, la
natura ci porta a giudicare come a respirare e a sentire; n
possiamo trattenerci dal considerare certi oggetti sotto una luce
pi forte e piena a causa della loro abituale connessione con
un'impressione presente, di quel che possiamo impedirci di pensare
finch siamo svegli o di vedere i corpi circostanti quando
volgiamo gli occhi attorno in pieno mezzogiorno. Chiunque si 
preso la pena di confutare i cavilli di questo scetticismo totale,
ha in realt discusso senza avversari e ha cercato di sostenere
con argomentazioni una facolt che la natura ha precedentemente
ben radicata nello spirito e resa inevitabile. La mia intenzione
nell'esporre con tanta cura gli argomenti di tale setta
fantastica,  soltanto di convincere il lettore della verit della
mia dottrina: che, cio, tutti i nostri ragionamenti intorno alle
cause e agli effetti derivano dall'abitudine, e che la credenza 
pi propriamente un atto sensitivo che un atto cogitativo della
nostra natura. Io ho provato che gli stessi princpi che ci
portano a giudicare di un oggetto e a correggere poi questo nostro
giudizio con la considerazione delle nostra inclinazioni e
capacit, dello stato della mente quando consideriamo quel
soggetto: questi stessi princpi, dico, quando sono estesi e
applicati ad ogni nuovo giudizio riflesso, con la continuata
diminuzione dell'evidenza primitiva, devono da ultimo ridurre
questa a niente e sovvertire completamente tutte le nostra
credenze e opinioni. Se la credenza fosse dunque un semplice atto
del pensiero, e non un modo speciale di concepire con un aumento
di forza e di vivacit, essa dovrebbe infallibilmente distruggere
se stessa e riuscire in ogni caso a una totale sospensione del
giudizio. Ma l'esperienza convincer facilmente chiunque volesse
farne la prova, che, per quanto possa non trovare nessun errore
nei precedenti argomenti, tuttavia egli continua a credere, a
pensare e ragionare come al solito; se ne pu cos tranquillamente
concludere che il suo ragionamento e la sua credenza sono una
certa sensazione, ossia una maniera speciale di concepire, che le
semplici idee e riflessioni non possono distruggere.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 888-889.
